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Dipendenza, crimine ed insurrezione – il pericolo transnazionale dell’oppio afghano.

fonte: onu, unodc

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Lo studio voluto dall’UNODC riporta dati impressionanti sulle vittime dell’oppio Afghano, calcolati in tutto il mondo intorno ai 100.000 ogni anno. Nei Paesi NATO le morti per overdose, sopra 10.000 l’anno, sono di 5 volte superiori ai morti delle truppe NATO in Afghanistan in otto anni di guerra, e il numero di tossicodipendenti nella Fed. Russa si è moltiplicato di 10 volte negli ultimi 10 anni, a fronte di 75/80 tonn. di eroina per anno e di più gente morta per eroina che per l’invasione Sovietica (30/40.000 persone).

La Repubblica Islamica d’Iran invece è al primo posto per numero di eroinomani, calcolati intorno al milione, in assoluto il numero più alto al mondo.

Del 90% dell’oppio afghano circolante ne viene sequestrato solo il 2%. Mentre di quello colombiano se ne sequestra 5 volte di più, poiché è più caro, meno puro e quindi con meno mercato. Lungo i confini con il Pakistan non se ne sequestra,  perché le Tribù locali lo trafficano insieme a precursori chimici, soldi e armi, con flussi che convergono verso Iran e Pakistan e Federazione Russa.

La relazione dei Talibani con l’oppio ha avuto diverse fasi negli anni ’90,  prima la coltivazione poi l’export, con profitti di $ 75/100 milioni all’anno, senza scambi con risorse estere. Nell’estate del 2000, dopo l’embargo del Consiglio di Sicurezza, il Mullah Omar ne bandì la coltivazione, ma non l’esportazione, con il risultato che i Talebani ebbero il controllo del territorio afghano.

Il testo analizza le cause politiche della partizione delle colture di oppio in incremento, ed un dato risulta chiaro: i territori intorno a Kabul non hanno più coltivazioni, mentre nella parte sud ovest, ancora controllata dai Talebani, il mercato è fiorente, stimato sui US$ 65 bilioni all’anno, e protetto dalla cultura tribale che garantisce l’impunità ai trafficanti.



ADDICTION, CRIME AND INSURGENCY - The transnational threat of Afghan opium , UNODC, Vienna, october 2009, pp. 152.


   




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