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Il traffico internazionale di droga - una breve analisi

fonte: Ministero dell'Interno

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Il quadro generale del traffico internazionale di stupefacenti che si presenta agli analisti delle FF.OO. del nostro Paese è forse tra i più complessi e difficili da combattere degli ultimi anni e probabilmente richiede politiche incisive ed azioni che mirino a dotare l’intera organizzazione della repressione dei reati connessi al problema droga di nuove metodologie e strumenti di controllo del crimine organizzato, dal momento che gran parte degli ordinativi viaggia sulla rete Internet e riguarda le droghe sintetiche, e dal momento che anche i trafficanti africani, che già operano nel settore, si attrezzeranno sempre di più in un futuro prossimo per operare in tal senso.

Gli studi dell’UNODC aiutano a verificare quanto i contesti internazionali esaminati siano coerenti con le azioni di contrasto antidroga in Italia e fuori d’Italia o con i rapporti stilati dagli ufficiali di collegamento e dagli esperti antidroga inviati in missione permanente dal nostro Governo in 20 Paesi del mondo. L’incrocio di tali osservazioni consente alle nostre Forze dell’Ordine un arricchimento notevole dei dati e fa emergere particolari di grande importanza per approntare politiche di contrasto sempre più articolate che consentano di gestire i cambiamenti che sono prevedibili o già in atto.

Molte organizzazioni criminali hanno acquisito con la droga ingenti disponibilità finanziarie che consentono loro di sviluppare nuovi prodotti, individuare precursori chimici e di percorrere rotte alternative per la loro movimentazione e nel contempo sono già in grado di anticipare e/o gestire cambiamenti, allargando i loro interessi a merci contraffatte, traffico d’armi, di risorse minerarie e ambientali, di rifiuti tossici, traffico di clandestini o donne destinate al mercato della prostituzione.

Quasi impossibile tornare indietro, poiché questa criminalità insiste su molti milioni di stabili consumatori di droga che costituiscono altrettanto stabile fonte di arricchimento illegale. Se si analizzano alcuni dati sul consumo mondiale di sostanze stupefacenti, forniti dall’Annuale 2010 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, recentemente pubblicato, possiamo notare che Nord America ed Europa si confermano di gran lunga come i mercati più vasti per il consumo di cocaina, dove, nel 2008, sono stati stimati rispettivamente 6,2 milioni di consumatori per la prima e tra i 4 ed i 5 milioni per la seconda, mentre nei Paesi dell’America Latina e Caraibica la stima è di circa 2,7 milioni, per un totale che si aggira intorno ai 13 milioni . Da questo computo abbastanza sommario sono escluse Asia, Africa ed Australia, la quale da sola è passata dagli 87,5 kg. di cocaina sequestrati nel 2005 ad una tonnellata nel 2008, dato che, in percentuale, potrebbe suggerire una crescita esponenziale dei consumi in quell’area del mondo.

L’UNODC stima inoltre che ci siano nel mondo oltre 15 milioni di consumatori di oppiacei, di cui almeno 4 milioni, si concentrano in Asia, dove l’uso di tale sostanza è legato alla tradizione culturale, soprattutto in Afghanistan che, oltre ad essere produttore, è anche un Paese di largo consumo di oppio, al pari di Pakistan, India (65-70 tonnellate annue), della Repubblica Islamica dell’Iran (450 tonnellate) e degli altri Paesi ad esso confinanti. Nella Federazione Russa si stima un consumo annuale di 58 tonnellate di oppio, mentre in Cina, dove un secolo fà il volume era stimato in più di 26.000 tons., attualmente il consumo è stimato in 12 per circa 2,2 milioni consumatori. Da notare che le stime numeriche, quando diventano di difficile interpretazione, si spostano sulle quantità di sostanza sequestrata.

Coloro che almeno una volta all’anno hanno fatto uso di cannabis (nelle sue diverse forme), secondo i dati del 2008 dell’UNODC, sono tra i 129 ed i 191 milioni di persone, tra i 15 ed i 64 anni che nuota in un mercato globalizzato nel quale la disponibilità è tutta su Internet e su cui è possibile reperire ogni tipo di pianta o semi che consentono le coltivazioni indoor, realizzate in appartamenti, serre e container.  Le ragioni sono facilmente intuibili: minori rischi di individuazione da parte delle Autorità preposte al controllo, alta redditività ed elevato contenuto di THC che consente un prezzo di vendita molto più alto. In Europa i consumatori sono circa 29,5 milioni di persone, corrispondenti al 5,4% della popolazione compresa tra i 15 ed i 64 anni, un terzo dei quali si concentrano nella Repubblica Ceca, in Spagna ed in Italia (5 milioni), con i tassi di consumo più alti che si registrano comunque nell’Europa centrorientale, a differenza invece dell’area balcanica.

Sono le droghe sintetiche tuttavia a costituire un pericolo senza precedenti, perché sono erroneamente percepite dai consumatori come meno invasive e dannose, dagli effetti grandiosi e devastanti ed in grado con una sola pasticca di incrementare le capacità fisiche e mentali, incluse quelle di carattere sessuale, sono facili da produrre, non richiedono rischi, non hanno tempi di coltivazione, né aree di produzione, né limitazioni geografiche, tant’è vero che i laboratori possono essere aperti e resi operativi in brevissimo tempo ed altrettanto velocemente ricollocati altrove. Possono essere sintetizzate partendo da numerose sostanze e utilizzando metodi diversi. Se un precursore diventa irreperibile sul mercato illecito, lo si può facilmente sostituire con un’altra sostanza disponibile, e in ciò internet agevola la ricerca e l’acquisto. Per questi motivi la criminalità organizzata si è mostrata fortemente interessata a questo genere di mercato che, per produzione e vendita, si presenta in espansione, soprattutto per le metamfetamine,  mentre è stabile per ecstasy e amfetamine, i cui sequestri (da 39 tonnellate nel 2009 a 51,3 nel 2008) la grandezza e la capacità produttiva dei laboratori individuati possono essere indicativi per l’estensione del fenomeno e la permeabilità del consumo che variano da regione a regione, insieme alla forma ed ai diversi gradi di purezza. Come già abbiamo avuto modo di esaminare nel Pattern and Trends Amphetamine type-Stimulants and Other Drugs Asia and the Pacific, dell’ UNODC.

Chi gestisce tali traffici dall’origine ai mercati di destinazione, oggi, ne sfrutta qualsiasi potenzialità e strutture, con passaggi di mano tra organizzazioni differenti, che ottimizzano modalità e profitti. Il network creato dai gruppi criminali nigeriani ne è un esempio, poiché essi hanno maturato le proprie attitudini criminali diversificando la propria attività con la cocaina, l’eroina e le droghe sintetiche e sono, quindi, in grado di immettere sul mercato novità appetibili, per reinvestire parte dei proventi in droghe sintetiche e metamfetamine, con una strategia criminale mirata a proporre prodotti diversificati di origine sintetica, ma di qualità e costo maggiore, intercettando una domanda sempre crescente e confermando così la propria superiorità su altri gruppi etnici. L’UNODC ha calcolato che il numero dei laboratori è cresciuto del 29% nel 2008 rispetto al 2007 e, per la prima volta, numerosi Paesi ne hanno segnalato la presenza sul proprio territorio come l’Argentina, il Brasile, il Guatemala e i dati sui sequestri (da 39 Mtons nel 2009, a 51,3 nel 2008) ne confermano il livello di espansione e la capacità produttiva, e quindi dei consumi. Solo 45 sono stati i laboratori di amfetamine individuati, tutti concentrati in Europa, sebbene rappresentino “la punta dell’iceberg” rispetto alla quantità di sostanze sintetiche presenti sul mercato e di produzione europea, con siti di lavorazione nell’Est e Sudest asiatico, nel Nord America, in Oceania ed in America latina, ed un traffico che tuttora può considerarsi intraregionale, caratterizzato da prodotti diversificati in ragione delle preferenze dei consumatori. Il 97% dei sequestri si concentra in Europa e Medio Oriente, in buona quantità riferita al Captagon, con ingredienti psicoattivi ancora non ben definiti, forse provenienti dal Sudest Europeo e convertiti in pasticche in laboratori posizionati lungo la direttrice di traffico: Turchia, Libano, Siria e Giordania.

Altra è la rotta che segue la cocaina, che passa soprattutto dall’Oceano Pacifico verso il Nord America, ma stoccata nella Repubblica Bolivariana del Venezuela in attesa di essere smistata nei mercati statunitensi ed europei attraverso i porti di Rotterdam e Anversa. Nel 2008, secondo l’UNODC, i principali sequestri nell’area caraibica e nelle acque antistanti l’Africa Occidentale sono stati eseguiti dalla Francia su navi partite da Brasile e Venezuela.  In generale le organizzazioni criminali colombiane, da sempre al vertice di questo traffico, hanno importanti contatti ed alleanze con quelle europee (spagnole, italiane ed olandesi) e possono contare su una fitta rete di gruppi di origine caraibica (Domenicani in Spagna, Jamaicani nel Regno Unito e cittadini delle Antille in Olanda), e dell’Africa Occidentale, presenti in maniera trasversale in Francia, Svizzera, Austria, Germania, Italia e Portogallo. Tra tutti questi, i nigeriani occupano un posto di rilievo, soprattutto in Olanda, poiché gestiscono un proprio mercato che riforniscono attraverso corrieri aerei in partenza dapprima dalle Antille e dal Suriname e, in seguito all’incremento dei controlli, dal Perù, dalla Repubblica Domenicana e dal Messico. I Nordafricani sono invece presenti nei mercati dei Paesi Mediterranei (Spagna, Francia ed Italia) ed in Olanda, ma il riscontro, che si ha nelle attività di repressione, fa capire che gruppi criminali serbi ed albanesi si stanno muovendo autonomamente per acquistare cocaina direttamente nei Paesi di produzione e provvedendo al trasporto fino ai mercati di consumo.   Essi stanno incrementando notevolmente i propri guadagni, e, con estrema spregiudicatezza, tagliano talmente tanto la cocaina, da diminuirne la purezza ed il prezzo, per renderla più a buon mercato per la massa dei consumatori. Ovviamente continua a circolare anche la cocaina d’élite per assuntori più abbienti cha ha mantenuto prezzi e purezza elevati, confermandosi così la droga delle classi sociali più ricche. Dal 1998 al 2008 il prezzo è rimasto abbastanza stabile, con una particolarità interessante che riguarda l’utilizzo dell’Euro, da parte dei trafficanti, quale valuta d’eccellenza per le transazioni. Infatti la banconota da € 500 è quella che circola di più, soprattutto in Spagna.  
Ulteriore anello di congiunzione nelle diverse filiere della produzione e del traffico, è ancora il network dei Gruppi criminali nigeriani, stanziati questa volta in Tagikistan, che acquistano oppio nell’area afgana e lo indirizzano verso la Cina, territorio finora rifornito dalla produzione del Sudest asiatico, abbassandone il prezzo di carico e di vendita ed andando a sovrapporsi ai flussi di traffico dell’oppio proveniente dal Myanmar, il cui prezzo risulta triplo rispetto a quello da loro acquistato e proveniente dall’Afghanistan. 
A confermare questo spazio di manovra che i Gruppi nigeriani si sono abilmente creati nel versante cinese sono soprattutto i sequestri, come ci conferma la DCSA del Ministero dell’Interno, in incremento per oppio ed eroina ed in calo per la morfina. Viceversa i prezzi dell’oppio e dell’eroina sono calati sensibilmente, e già ve ne avevamo riferito nel precedente commento all’Afghanistan Opium Survey 2010  dell'UNODC. 
In termini di instabilità politica, economica e sociale, l’impatto di questi flussi, quando generano  profitti illeciti pari ad un quarto e, in alcuni casi, ad un terzo del prodotto interno lordo del Paese interessato ai traffici, è talmente potente che le organizzazioni criminali balcaniche, che li gestiscono, riescono ad infiltrarsi nelle classi politiche e di governo e ne minano alla base l’incisività dei controlli e l’attività di contrasto, poiché sono clan strutturati gerarchicamente con legami etnici preformanti. L’esempio più lampante è dato dagli albanesi, difficili da penetrare ed infiltrare ed al tempo stesso capaci di operare sui diversi mercati europei facendo affidamento sulle comunità affini già insediate. E l’Italia è uno dei campi di azione privilegiati.
Quando alla fine degli anni ’80 si cominciò a parlare di Rotta Balcanica, nessuno poteva immaginare che, nel giro di poco più di venti anni, il traffico di oppiacei che vi si svolgeva avrebbe triplicato le vie di accesso all’Europa, attraverso la Turchia, lasciata la quale, oggi, molte attività di polizia diventano quasi impossibili: prova evidente che le organizzazioni criminali presenti nell’area sono ben strutturate ed i sistemi di controllo corruttibili su tutte e tre le direttrici che vi si dipartono. Sono le stesse rotte che, nel senso inverso, vengono utilizzate per commerciare cocaina, droghe sintetiche e precursori chimici. La prima muove da Bulgaria, repubblica di Macedonia ed Albania attraverso Italia e Svizzera, la seconda da Bulgaria, Serbia, Ungheria fino a raggiungere l’Olanda e la Germania. Una variante a tale direttrice, definita Rotta Balcanica Settentrionale, transita per la Regione caucasica, raggiungendo l’Europa attraverso il Mar Nero o l’Ucraina.  Agevolata dall’uso comune della lingua russa e sviluppatasi in seguito allo sgretolamento dell’URSS, si è sviluppata poi una direttrice relativamente recente, denominata la Rotta del Nord, verso Uzbekistan, Turkmenistan e Tagikistan, da dove il traffico verso il Kazakistan, e quindi il Mar Caspio e tutto il territorio russo, si intensifica, facilitato dalla dissoluzione nell’ex URSS, di tutte le infrastrutture incustodite che si è lasciata alle spalle, un sistema di collegamenti aerei e stradali funzionali a tali traffici. Mentre sul versante afgano la regia è gestita da cinque importanti gruppi criminali compositi, che operano o dietro la copertura di traffici leciti oppure avvalendosi di gruppi minori, spesso legati da vincoli familiari. Infine c’è la rotta del Sud, dove la Nigeria funge da hub soprattutto attraverso corrieri aerei, che è invece funzionale a diverse destinazioni: Europa, Africa, Asia e, anche se meno, Nord America. In Europa è l’Olanda a rivestire il ruolo di importante centro di temporaneo stoccaggio e smistamento dell’eroina destinata ai mercati inglesi, francesi, belgi e tedeschi. Qui la componente balcanica è pressoché assente, lasciando il posto, in egual misura, ad organizzazioni olandesi, turche e nigeriane.


MINISTERO DELL'INTERNO, Relazione annuale 2010 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, parte prima.







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