fonte: ONU-UNODC
La domanda globale di cocaina negli ultimi 40
anni si è spostata dagli U.S.A. all’Europa e nell’ultimo decennio, o poco più, ha
quasi pareggiato il volume e il valore del suo mercato nell’Europa centrale (33
miliardi di dollari ) rispetto agli Stati Uniti, così come il consumo della
sostanza che in Regno Unito, Spagna e Italia, insieme a Germania e Francia
rappresenta l'80% del consumo di cocaina europea. Il fenomeno è quantificabile nei sequestri che
in Europa, tra il 1998 e il 2006, sono rapidamente aumentati, raggiungendo
circa le 121 tonnellate di cocaina, per poi diminuire, nel 2009, a 53 tonnellate,
mentre la domanda europea si è stabilizzata ai massimi livelli. E quasi tutta la cocaina prodotta nel mondo proviene dalla Regione
andina (Colombia, Perù e lo Stato Plurinazionale di Bolivia). La maggior parte
di essa, raffinata in laboratori clandestini, in Colombia, fin dal 1970, nella
prima metà del 1990 è stata trafficata dai grandi cartelli colombiani della
droga, poi smantellati, e gli sforzi internazionali per arginare il traffico di
pasta di coca provenienti dal Perù alla Colombia hanno avuto successo. In conseguenza di ciò e
della scarsa domanda, i prezzi della coca in Perù in quegli anni diminuirono
molto, avendo come effetto collaterale l’aumento della coltivazione di coca in
Colombia che, in una continua altalena, dopo la politica dell’eradicazione, ha
più che dimezzato la propria capacità di espansione nel mercato mondiale.
Si stima che la quantità
di cocaina disponibile per il consumo sia sceso dalle oltre 700 tonnellate
della metà degli anni 1990, a meno di 500
tonnellate nel 2009 che gli Stati Uniti, analizzando chimicamente circa 3.000 campioni di sostanza, hanno appurato essere,
almeno per il 95,5%, di origine colombiana, e meno del 2% proveniente dal Perù, mentre il resto di
origine indeterminata. In Europa non esiste nessun programma di “profiling” del genere, ma i sequestri
tra il 2008 e il 2010 indicano che circa il 25% della cocaina sequestrata
può essere attribuita alla Colombia, il 6% riconducibile
al Perù e il 2% alla Bolivia. La cocaina prodotta in
Colombia è principalmente destinata al consumo nei mercati d'oltreoceano,
mentre quella prodotta in Perù e in Bolivia viene maggiormente consumata in Sud
America, in paesi come Argentina,
Brasile e Cile.
Anche se la cocaina
prodotta in Perù sembra giocare un ruolo crescente, in Europa prevale il crimine organizzato colombiano, a differenza degli Stati
Uniti dove i cartelli messicani sembrano essere maggiormente coinvolti,
limitando la propria presenza nel mercato europeo. A livello mondiale
circola molta cocaina ed il suo consumo risulta inversamente proporzionale alla
sua coltivazione. Sulla base dei dati disponibili, la quota della popolazione
globale che usa cocaina sembra essersi stabilizzato, ma la popolazione mondiale
è cresciuta, con un conseguente maggior numero di consumatori. Nel 2009 è stato
stimato che negli ultimi anni ci sono stati tra i 14 e 21 milioni di persone che
hanno utilizzato cocaina almeno una volta.
La simultanea riduzione della coltivazione della coca e l'aumento del numero dei consumatori di cocaina nel corso dell'ultimo decennio sono spiegabili in almeno due modi: uno determinato dalla trasformazione dei metodi di coltivazione e dalla tecnologia di trasformazione che sembrano mettere in condizione i produttori di cocaina di poter spremere da ogni ettaro seminato una maggiore quantità di sostanza. Una seconda spiegazione può essere data dagli alti livelli dell’epidemia di crack-cocaina raggiunti negli Stati Uniti tra gli anni ‘80 e ‘90 allorché fu stimato che ci fossero 3,6 milioni di cocainomani e circa 6 milioni di utenti occasionali, consumatori di ben 400 tonnellate circa ad un costo di oltre US $ 60 billion. È stato quindi inevitabile che la drastica riduzione delle dimensioni del mercato della cocaina degli Stati Uniti abbia avuto ripercussioni globali, con una drastica diminuzione del flusso di droga dal 2006, con interruzioni delle forniture provenienti dal Messico, progressivo ritocco del prezzo sulla base del calo del 68% tra il 2006 e nei primi due trimestri del 2010, rilevato dai tests positivi delle urine e dei capelli. Tendenza opposta è stata osservata in Europa occidentale e centrale (UE-25 e dell'AELS paesi) negli ultimi dieci anni, dove i volumi di cocaina utilizzati sono raddoppiati.
La maggior parte della cocaina presente in Europa è consumata nel Regno Unito, Spagna e Italia, dove risiede circa il 60% dei consumatori di cocaina del continente.
L’aumento di sequestri in Sud America non hanno
condizionato il prezzo della cocaina pura in Europa, il che suggerisce che i
trafficanti hanno trovato nuovi modi di eludere l'applicazione della legge.
Nel corso dell'ultimo decennio, il 60% della cocaina sequestrata è stata
presa in mare o nei porti, con l’implicazione diretta della Repubblica
Bolivariana del Venezuela, il paese più importante per le spedizioni di cocaina
diretta in Europa, principalmente verso la Spagna, che già negli anni ’90 veniva
definita la “piattaforma girevole” per la cocaina proveniente dal Sudamerica. Quasi la metà dei sequestri di cocaina in Europa
è attribuibile alle autorità spagnole, due terzi dei quali sono stati
effettuati in acque internazionali e l’11% in containers, dall'Africa
occidentale verso l'Europa.
All’inizio questo traffico veniva effettuato da
'navi-madri' di grandi dimensioni che scaricavano la cocaina in imbarcazioni
più piccole, a largo delle coste dell'Africa occidentale. Oggi, le grandi
spedizioni marittime sono praticamente scomparse, fatto che suggerisce che i
trafficanti hanno cambiato tattica. Ci sono anche prove (nel 97% dei casi di
sequestro negli ultimi dieci anni e nel 58% nel totale di tutti i sequestri di
cocaina) di spedizioni in grandi aerei commerciali, acquistati di seconda mano
da trafficanti per questo scopo. Ci sono inoltre indicazioni che il trasporto
marittimo di container sia ancora utilizzato, ma poco rilevato dal sud America
verso l’Africa occidentale con destinazione Nigeria o Ghana, in containers
partenti dal Perù o dalla Bolivia. I primi segnali di queste nuove rotte ci furono
tra il 2005 ed il 2008, con una
serie drammatica di
importanti sequestri di
cocaina in o vicino al West Africa, con “navi-madre”
intercettate da marine europee, con incidenti
di piccoli velivoli modificati e riutilizzati, con
alti Funzionari coinvolti in
alcuni paesi, con un forte aumento di corrieri di cocaina trovati sui voli da West Africa -
Europa. Intorno al 2008, l'attenzione
internazionale sulla
questione, ha portato all’adozione di misure di
contrasto sempre più efficaci che hanno portato ad una
drastica riduzione del
numero e volume dei sequestri, sia spedizioni marittime e corrieri aerei
commerciali. Nonostante tutto il traffico è continuato
in Africa e si è fatto più penetrante nell’entroterra, con l’uso di aerei a
reazione che possono volare in aree più interne e remote del continente, suggerendo da parte
di alcuni analisti che questo fosse diventato il vettore dominante in
Africa.
Nel 2010 l’UNODC stima che
siano transitati dall’Africa Occidentale in
Europa tra il 9% e il 15% delle
forniture di cocaina,
in calo di circa il 25%
rispetto al 2007. Questo può
significare che ben il 15%
del valore al dettaglio
di questo flusso è rimasto in Africa occidentale, a disposizione di mercati di destinazione, proprietà
di manovalanze locali che lo destinano e smistano
secondo propri criteri anche verso l’Europa ma per conto proprio, generando profitti potenziali nell'Africa Occidentale del 2009 di 800
milioni di dollari e creando profitti nel mercato
europeo al dettaglio per ben
2 miliardi di dollari in potenziale di
reddito legati alla cocaina.
Attualmente il 77% della cocaina sequestrata in Europa occidentale e centrale perviene da rotte transatlantiche, prevalentemente via mare, da cui deriva che circa il 21% delle stesse forniture arriva con il traffico aereo commerciale. Il che non esclude che le spedizioni possano avere percorsi misti, e che la cocaina entri in Europa attraverso gli aeroporti della Spagna (6%), dell’Austria (90%), Germania (62%), Italia (55%), Svizzera (50%) e il Regno Unito (50%). Dai dati trasmessi all’UNODC dagli Stati membri risulta che il 59% della cocaina sequestrata in Europa occidentale e centrale nel 2009 è stata sequestrata mentre era ancora in mare o nei porti. Tuttavia da Grecia (83%), Belgio (80%), Spagna (77%), Portogallo(75%) e Irlanda (70%) sono state fatte segnalazioni sproporzionate. Un Paese chiave di transito per le spedizioni in Europa attraverso i Caraibi è la Repubblica Bolivariana del Venezuela, e, secondo il Maritime Analysis Operation Centre (MAOC-N), più della metà (51%) di tutte le spedizioni intercettate nell'Atlantico tra il 2006 e il 2008 hanno iniziato il loro viaggio per mare da lì, poi dalla Colombia (25% del totale nel periodo 2008-2010), Ecuador (10%) e la Regione Caraibica (7%), di cui la Repubblica Dominicana da sola rappresenta il 5%. Secondo l’Europol, la cocaina arriva in Europa lungo tre percorsi principali: 1°) la via del nord, dai Caraibi alle Azzorre, passando per Portogallo e Spagna; 2°) la via centrale, dal Sud America, via Capo Verde o Madeira e le Isole Canarie in Europa; 3°) più recentemente, la rotta africana dal Sud America all'Africa occidentale e da lì per Spagna e Portogallo.
Questa terza rotta ha guadagnato importanza tra il 2004 e il 2007 e può portare alla nascita di un nuovo hub centrato sulla Guinea-Bissau e la Guinea, essa si estende a Capo Verde, Gambia e Senegal, completando così il quadro degli hub del Golfo del Benin, già esistenti che si estendono da Ghana a Nigeria. Una rotta accertata dall'Africa occidentale verso l'Europa è attraverso il Sahara e i paesi del nord Africa, anche se vi sono stati fatti pochi sequestri, mentre vi sono prove certe di un traffico tradizionale di resina di cannabis dal Marocco alla Spagna.
Per quanto riguarda i
metodi di occultamento all'interno dei contenitori, l'applicazione della legge
oggi
distingue droghe contrabbandate “nelle spedizioni di
merci” (cioè come parte del trasporto merci normali), “nei trasporti” (cioè
nascondendo la droga nella struttura o nell’unità di refrigerazione dei
container) o come “rip-off”, (cioè rendendo la droga facilmente accessibile nel
container) in modo da essere rapidamente eliminato nel porto di destinazione.
Oltre alle conseguenze per la salute del consumo
di cocaina, l'impatto del traffico di cocaina coinvolge i mercati finanziari,
crea instabilità politica e corruzione in molti settori della società. In linea con il principio di responsabilità
condivisa e un approccio equilibrato al problema droga, l'espansione del
mercato della cocaina attraverso l'Atlantico sottolinea l'importanza di
concordare strategie sempre più coordinate e integrate all’interno di una
strategia internazionale che si adatti più rapidamente possibile a quelle dei
trafficanti.
ONU-UNODC, The Transatlantic Cocaine Market, Research Paper, april 2011, pp.66 .