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Afghanistan Opium Survey 2010

fonte: onu-unodc

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Nel mercato dell’oppio afgano, durante il 2010, si è verificata una serie di problemi che ne ha determinato una crescita notevole del prezzo sia all’ingrosso che al dettaglio. Questo dato, tanto giustificato quanto allarmante, è stato registrato nell’Afghanistan Opium Survey 2010, recentemente pubblicato dall’UNODC, solo in quella regione e nei distretti dove la coltivazione del papavero da oppio è storicamente molto intensa.

Nel 2010, con 123.000 ettari, la superficie totale destinata alla coltivazione di oppio in Afghanistan è rimasta invariata rispetto 2009, contro la crescita dell’1,6% dei terreni agricoli nel Paese. Questa situazione stabile conferma una tendenza al calo delle coltivazioni, che ha avuto inizio già nel 2007, anche se l’Afghanistan continua comunque ad avere 2/3 delle coltivazioni estensive di oppio nel mondo, con il 98% di esse compreso nelle nove province meridionali e nelle regioni occidentali, che sono tra le più insicure del paese.

L’Hilmand, distretto tra i più pericolosi del paese, è la più grande provincia coltivata ad oppio, e da sola fa il 53% di tutto l’oppio afgano. Rispetto al 2009, il numero di province che coltiva il papavero è rimasto sostanzialmente invariato, come del resto il numero di famiglie attive, ben 248.700 nel 2010, con un aumento dell'1%.

Nel 2010, inoltre, in Afghanistan c’è stata una sostanziale diminuzione della resa e della produzione dell’oppio nazionale, dovuta alle sfavorevoli condizioni climatiche che ha determinato un sensibile rimpicciolimento delle capsule di papavero da oppio, un numero minore di queste per metro quadrato, nelle regioni sud-occidentali, a causa di una malattia, che ha colpito le piante in una fase avanzata del loro sviluppo.

Le malattie di questa pianta, in Afghanistan, sono un evento normale, ma nel 2010 la loro comparsa tardiva, nella regione meridionale, ha fatto sì che le piante di papavero si disidratassero più velocemente del solito, procurando un danno eccezionale, come nel 2004. Le cause segnalate dagli agricoltori afgani, relative ai danni osservati nei loro campi di papavero, comprendono le malattie delle piante, le condizioni di gelo o di siccità e parassiti vari, i quali, raramente, vengono combattuti con l'uso di prodotti chimici di sintesi. Il gelo è in assoluto la condizione climatica che il papavero da oppio soffre di più, poiché provoca danni irreparabili. Pioggia ed una certa carenza di manodopera fanno il resto. Per questo motivo gli agricoltori più esperti scelgono la varietà di papavero da coltivare a seconda delle condizioni del suolo e del meteo che regolano il periodo di crescita e di maturazione della pianta, ma anche la sua resistenza alle malattie e sulla base dell’uso di fattori produttivi come certi tipi di lavorazione delle piante, della somministrazione di acqua e di fertilizzanti.

Questo fatto ha notevolmente ridotto la quantità di oppio disponibile per il raccolto. Molti agricoltori, soprattutto nel sud del Paese, hanno perso quasi per intero il loro raccolto, e in generale, in quelle regioni, la sua resa è scesa del 49%. Un altro fattore non trascurabile, nel 2010, è stato determinato dal fatto che molti di essi hanno smesso di coltivare oppio per rispettare il divieto fatto sia dall'Islam che dal governo afgano.

Come per altre merci, quando scarseggiano, anche la ridotta fornitura di oppio fresco durante il periodo del raccolto ha provocato un aumento spettacolare dei prezzi di quest’ultimo che, tra il 2009 e il 2010 è passato da US $ 64/kg nel 2009 a €169/kg, con un aumento del 164%. Ma quell’oppio è stato il prodotto di piante strutturalmente più forti, perché coltivate in terreni non utilizzati per monocultura e quindi più ricchi di nutrienti naturali, le quali, una volta messe a dimora, non si sono ammalate ed hanno generato una produzione domestica ad elevato reddito medio annuo pari al 36%, ed a US $ 2.433. Gli agricoltori abituati a coltivare terreni ad uso domestico hanno scelto una varietà di papavero da oppio, denominata Watani Soorgulai, che è, poi, quella maggiormente segnalata dal 19% dei contadini intervistati nel 2010, e nel 2009 (39%), mentre la seconda varietà più comune, piantata nel 2010, è stata la Watani Spingulai (17%).  Secondo l’UNODC l’82% di oppio coltivato nel 2010 è stato concentrato a sud in Hilmand, Kandahar, Uruzgan, Day Kundi e Zabul, le più insicure e più inaccessibili dell’Afghanistan alle Nazioni Unite e alle ONG, lì dove si è concentrato anche il massimo guadagno.

Infatti nel 2010 prezzo e guadagno sono cresciuti in modo inversamente proporzionale alla quantità di oppio prodotto, ma con un significativo miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie, in ragione degli alti proventi che hanno consentito acquisti di generi alimentari di base ed abitazioni più sicure.

Cambiando gli interlocutori di sempre, i trafficanti afgani, fortemente coinvolti nel trasporto di oppiacei - morfina ed eroina - all'estero, in particolare, verso la Repubblica Islamica dell'Iran, il Pakistan e, in misura minore, l'Asia centrale, si sono trovati a dover fronteggiare con molta difficoltà il mercato dei paesi limitrofi, che, a livello transfrontaliero, è rimasto relativamente stabile.
In questo modo, i gruppi criminali hanno visto dimezzato, nel 2010, il reddito prodotto dall'economia dell'oppio afgano, per un valore totale di oppio e di eroina esportati di $ 1,4 miliardi, rispetto ai $ 2,9 miliardi nel 2009, con una diminuzione netta del 50%. Il valore lordo delle esportazioni nel 2010 ammonta all’11% del PIL dell’Afghanistan, rispetto al 26% del 2009.
È inquietante che gli agricoltori intervistati abbiano ritenuto interessante quanto hanno guadagnato per la coltivazione del papavero da oppio nel 2010, poiché fa ritenere che coloro che hanno tratto ricchezza da questa coltivazione ritenti questa strada. Gli agricoltori, nella regione meridionale, rappresentano circa l’89% del totale dei redditi derivanti dalla produzione di oppio - la più alta concentrazione mai riscontrata in Afghanistan, con il conseguente calo del prezzo del grano. Nel 2010, il rapporto tra reddito lordo da oppio e frumento è stato di 6 a1, il più alto rapporto calcolato dal 2008, ma che non può durare a lungo.

Le campagne di eradicazione devono essere svolte in sicurezza, non vengono quindi effettuate in zone di scontri sanguinosi e/o interessate dalla criminalità organizzata, ma, come la maggior parte delle coltivazioni di oppio, sono limitate alle province sud-occidentali. È stato, perciò, inevitabile che nel 2010, anche l’opera di sradicamento delle piantagioni di papavero da oppio sia stata più che dimezzata rispetto all'anno precedente (2.316 ettari rispetto ai 5.351 ettari nel 2009).

Queste informazioni, puntualmente e scientificamente raccolte dall’UNODC ogni anno, sono essenziali per la pianificazione delle politiche dei molti Paesi del mondo che devono affrontare un problema dalle gravi implicazioni per l'Afghanistan e per tutta la comunità internazionale. Quest’ultimo studio effettuato dall’UNODC per il 2010 ha ricevuto i contributi finanziari da Germania, Norvegia, Regno Unito, e Stati Uniti d'America.


UNODC, Afghanistan Opium Survey 2010, December 2010, pp. 120

 





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