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DCSA - Relazione Annuale 2009 - Il ruolo della criminalità organnizata

fonte: Ministero dell'Interno

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Nel nostro Paese la tradizionale connotazione mafiosa del crimine organizzato stabilisce le regole del traffico di droga e le relative variabili. Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra e criminalità organizzata pugliese costituiscono ormai una presenza tetragona e ricattatoria per tutti, o quasi, quei gruppi criminali stranieri con cui collaborano, avviando sommari processi d’integrazione delle differenti etnie e culture che insistono sul nostro territorio, a spese della società civile. Infatti la criminalità mafiosa ne avvia l’organizzazione, ne asseconda la possibile disponibilità verso attività illecite, ne sfrutta le cooperazioni con gruppi di differenti nazionalità, per gestire nel modo più efficace e sicuro i propri affari. Tale approccio generalizzato crea subordinazioni, reti collusive e propaggini di interessi illeciti che facilmente si estendono all’estero e, in tempo di globalizzazione, rendono tutto in termini di maggiore transnazionalità.
In Italia, infatti, la criminalità straniera è spesso specializzata, con peculiarità delinquenziali maggiormente radicate sul territorio d’origine, e si pone nel mercato della droga, più che in concorso, “in filiera” con i sodalizi italiani, contribuendo ad intessere un sistema di relazioni che supera i confini nazionali e consente lo sviluppo di network criminali transfrontalieri.
Il grave fenomeno ha generato, nel 2009, un numero di persone denunciate in Italia per reati connessi alla droga in costante aumento (+ 2,47% rispetto al 2008 e +22,62% dal 2003).
In particolare, le denuncie per produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope (ex art. 73. T.U. 309/1990) sono aumentate del 2,25%, mentre quelle per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, (ex art. 74) del 7,31%.
Nel Rapporto annuale 2009 la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga dà un’ulteriore lettura dei dati, evidenziando che, su 3054 soggetti, ben il 63,00% è stato denunciato nel Sud d’Italia, con un incremento rispetto al 2008 del 14,39%, superiore alla percentuale nazionale del 7,31%. In termini numerici la Sicilia e la Campania hanno il primato sia delle denunce che quello di sostanze stupefacenti sequestrate, il quale raggiunge il 34,80% del totale nazionale. Il dato del Lazio è in forte ascesa e, rispetto all’anno precedente, risulta aumentato del 66,03%. La Calabria si distingue per i sequestri di cocaina e la Puglia per l’eroina, entrambe confermano il dato numerico che resta sempre elevato. La DCSA riferisce ancora che “il 34,24% dei soggetti denunciati all’Autorità Giudiziaria per reati in violazione della legge sugli stupefacenti è rappresentato da cittadini di nazionalità straniera, i quali rispetto al 2008 sono aumentati dell’8,02% (mentre l’aumento globale – italiani e stranieri – è solo del 2,47%), con un costante trend di crescita dal 2003 (+ 56,68%)”. In termini assoluti, le regioni che sono maggiormente interessate dalla presenza di stranieri dediti al narcotraffico sono la Lombardia, l’Emilia Romagna, il Veneto e il Lazio. Complessivamente i dati inerenti a queste regioni incidono sul dato nazionale per il 58,89%. L’analisi di sottoflussi di dati consente di capire che la delinquenza straniera presente nel nostro Paese si  trasforma, adattandosi  alle esigenze delle nostra criminalità organizzata. I nuovi narcotrafficanti non sono più solo  nigeriani, ma soggetti assoldati di provenienza balcanica, baltica-caucasica e sudamericana. Il Rapporto DCSA ci dice che le loro organizzazioni sono attive soprattutto nel Nord Italia, particolarmente nell’area milanese e che le stesse famiglie della ‘ndrangheta si rivolgono ai gruppi serbi per le fornitura di cocaina; che gestiscono e trafficano ad uno stato di purezza elevatissimo, al prezzo di  37/38.000 euro al chilo, inondando i mercati europei. In particolar modo i gruppi emergenti sono albanesi, serbi, kosovari, e più recentemente romeni e bulgari, e suscitano grande allarme sociale per la particolare violenza e aggressività nel commettere reati. Essi si portano dietro fattori storici, culturali, sociali ed economici, in termini di mezzi e contatti nei loro Paesi d’origine che derivano da anni di sanguinosi conflitti, violenze di ogni genere, dittature che oggi contraddistinguono la loro potenzialità criminogena.
Un discorso a parte deve essere fatto per i gruppi criminali cinesi, che rappresentano per l’Italia il potenziale e gravissimo pericolo dato da un esteso traffico di droghe sintetiche proveniente dalla Repubblica Popolare di Cina, che ne è il maggiore produttore al mondo. In prospettiva, infatti, è molto facile che il traffico di droghe sintetiche diventi una loro nuova e lucrosa attività illegale, dal momento che già il 2009, rispetto ai dodici mesi precedenti, ha segnato una crescita del 107,14% dei reati loro attribuiti e connessi agli stupefacenti. Sono infatti sempre più diffuse discoteche gestite in proprio dai cinesi, dove i giovani spacciano ecstasy e chetamina. In città del nord Italia come Torino, Milano, Brescia, Padova, Bologna e Prato, le bande cinesi sono già particolarmente attive e sempre più frequentemente sostituiscono la vendita della droga a estorsioni e rapine. Legami ed interessi al Sud Italia con la camorra potrebbero consolidarsi proprio intorno a questo genere di traffico. Bande di nigeriani, ma anche senegalesi, gambiani e ghanesi operano prevalentemente in Campania, Piemonte, Emilia Romagna e Triveneto. In passato composte quasi esclusivamente da corrieri ovulatori, specializzati per lo più nel traffico di eroina, esse hanno diversificato il tipo di contrabbando, sfruttando le dinamiche del mercato mondiale della cocaina, che ha propaggini molto attive sulle rotte dell’Africa nord-occidentale e sub-sahariana per il trasporto della cocaina verso l’Europa. Queste bande operano su scala intercontinentale e si sono trasformate in imprenditrici di se stesse, con regole ferree e tribali per i propri appartenenti. I sudamericani trafficano, da sempre, con la cocaina e, facilitati dall’affinità linguistica, hanno stretto, in particolar modo nelle città del Nord Italia, accordi di collaborazione con le ‘ndrine calabresi, perché la loro struttura le rende più affidabili. Un’ultima annotazione può essere rivolta all’Umbria, regione apparentemente poco criminogena, che, forse per la presenza dell’Università loro dedicata, ha registrato un alto numero di denunce di stranieri per reati connessi al traffico di droga, tanto da far prevedere nel suo tessuto sociale un progressivo inserimento di organizzazioni criminali di stile mafioso.


MINISTERO DELL'INTERNO, Relazione Annuale 2009 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, 2010, parte 3.a, pp 99-115


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