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Droga e alcol, i due aspetti della dipendenza

31/05/2011

categoria: Intervista - a: Prof. Giovanni Serpelloni e Prof. Emanuele Scafato

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Professor Serpelloni,  quale è secondo lei la porta d’ingresso nel mondo della tossicodipendenza?
 
Oggi possiamo dire, che la cannabis può essere considerata la droga ponte, esistono prove scientifiche, che questa sostanza non può essere definita “leggera” proprio per una serie di motivi tra cui il ruolo di “gateway”, che spesso in  persone vulnerabili ed in associazione con l’alcol, agevola l’accesso precoce e la progressione evolutiva verso sostanze quali cocaina ed eroina. Inoltre il fatto che il delta 9 - THC sia in grado di interferire fortemente con il sistema  endocannabinoide modulando e alterando le sue funzioni, sia quelle relative al regolare  sviluppo del Sistema  Nervoso Centrale, sia quelle del sistema immunitario, comprese le azioni atineoplastiche, ci fa capire,  che se a questo sommiamo anche le alterazioni epigenetiche e la frammentazione del DNA dei neuroni dell’ippocampo riscontrata dopo l’assunzione di THC,  non è più possibile né accettabile un atteggiamento superficiale nei confronti dell’uso di questa sostanza da parte dei giovani e anche dei non più giovani. Non dimentichiamo inoltre, che la percentuale di principio attivo negli anni è andata aumentando moltissimo sia nella cannabis che nei suoi derivati, con conseguente incremento dei danni derivanti dalla sua assunzione.
 
 Cosa ci dicono oggi le neuroscienze sui danni provocati al cervello di chi consuma droga?
 
Nel campo delle neuroscienze delle dipendenze, gli ultimi studi di neuroimmaging,  hanno recentemente  mostrato i danni cerebrali visibili attraverso le nuove tecniche radiologiche avanzate messe a punto per poter documentare i danni anche di droghe come la cannabis, fino ad ora sottovalutata nel suo potenziale lesivo e di danno neurocognitivo. A questo proposito, vale la pena ricordare che l’area prefrontale deputata al controllo volontario dei comportamenti è l’ultima a maturare, intorno ai 20 anni. Sono gli endocannabinoidi di cui la natura ci ha provvisti a modulare la gratificazione e la motivazione quando compiamo una certa azione. Quindi, se io introduco Thc, che è 80 volte più potente degli endocannabinoidi, possono essere compromessi i normali meccanismi che presiedono alla riproduzione, alla nutrizione, alla memorizzazione, all'attenzione e alle motivazioni per vivere. Le conseguenze ovviamente dipendono dalla durata dell'esposizione alla sostanza, ma anche da fattori individuali estremamente variegati da soggetto a soggetto.
 
Droga e alcol,  perché il  policonsumo è così in voga tra i  giovani?

Bisogna fare una piccola premessa, oggi le sostanze vengono utilizzate in relazione a momenti di divertimento e di socializzazione e vengono assunte anche in relazione alla capacità di creare disinibizione, di facilitare le relazioni e di elargire una sensazione di sicurezza; tutti fattori e condizioni fortemente ricercati e apprezzati dagli adolescenti in quanto necessari per rafforzare la loro autostima e trovare un posto di spicco e accettazione all'interno del gruppo dei pari. L'associazione di droghe e alcol è sempre più associata al divertimento e allo "stare insieme" in attività ludiche e sembra diventare una precondizione necessaria addirittura per intraprendere tali attività, che non vengono più considerate "divertenti" se svolte in assenza di sostanze. Successivamente  però la dipendenza da queste sostanze verrà vissuta in solitudine ed emarginazione.  L'alcol è spesso usato in associazione con le sostanze stupefacenti sia di tipo stimolante che inibente, con prevalenza tra il 60% e l'85%.  Inoltre, viene spesso assunto con la modalità "bingebrinking", ossia in quantità abnorme e associando più bevande alcoliche, anche diverse, in modo da provocare forti ubriacature in tempi molto ristretti. Va  sempre ricordato che  l'alcol è una sostanza tossica e se abusato ( cioè assunto in quantità maggiori di 1 unità al giorno per le femmine e di 2 unità per i maschi) può diventare molto pericoloso procurando danni ad organi ed apparati, coma etilico, un forte e pericolosissimo potenziamento degli effetti delle droghe a causa del cosiddetto "effetto sinergico" che deriva dal mix di sostanze e che scatena reazioni ancora più tossiche per l'organismo se prese contemporaneamente. Dobbiamo sempre ribadire il concetto che non è possibile gestire nessuno tipo di droga e che ogni volta, anche solo per una volta, si mette sempre a rischio la propria vita e la propria integrità mentale.

Quanto è importante la prevenzione selettiva, per combattere il consumo di droga?

Prima di tutto sono convinto che è necessario non demordere mai dal cercare di contrastare il fenomeno droga e che questo impegno deve riguardare e coinvolgere tutti i settori della comunità impiegando tutte le risorse possibili e le creatività utilizzabile. Le strategie di intervento che abbiamo utilizzato in questi due anni per contrastare il fenomeno sono state applicate su due livelli: da una parte la prevenzione universale/ambientale volta a creare un contesto favorevole in termini di comunicazione e modelli sociali dominanti  non uso di sostanze ( droga, alcol tabacco etc) come stile di vita sano, dall’altra la prevenzione  selettiva dei gruppi ad alto rischio particolarmente vulnerabili allo sviluppo dell’addiction. Le strategie generali necessitano di due tipi di principali di  intervento: quelli mirati alla prevenzione universale/ambientale mediante l’utilizzo di una comunicazione mediatica per lo sviluppo ed il mantenimento di una cultura sociale antidroga permanente e promuovente ( vedi le ultime campagne nazionali antidroga) e quelli di prevenzione selettiva che hanno obiettivo principale quello di andare ad identificare precocemente le persone vulnerabili ad alto rischio nel momento in cui sperimentano sostanze ed inserirli in percorsi di supporto ed eventuale terapia contestualmente con il loro nucleo familiare laddove è possibile.

Sempre parlando di  prevenzione contro il consumo di droga, il Dipartimento ha attivato una serie di progetti su tutto il territorio nazionale,  secondo lei quanto è efficace l’early detection?

Gli ultimi dati  parlano chiaro e mostrano un forte calo della presenza sul mercato, evidenziata dalla quantità di sostanze sequestrate, delle maggiori droghe utilizzate quali l'eroina (-18,32%)' la cocaina (-5,87%)' la marijuana (- 34,09%) oltre che le piante (-39,49%). Come Dipartimento abbiamo registrato molto favorevolmente anche il fatto che vi sia stato un calo costante dei decessi dal 2001 (821 morti) al 2010 (374) con un significativo contenimento di questo tragico fenomeno. Questi dati  dimostrano ancora una volta che pur presente, il  volume di sostanze circolanti (verosimilmente proporzionale al volume sequestrato), è probabilmente in decremento sia per le attività di costante contrasto delle Forze dell’Ordine, sia per un calo della domanda presumibilmente grazie anche agli interventi di prevenzione, deterrenza e repressione messi in atto a vari livelli.  Proprio sulla prevenzione abbiamo messo in campo tra lo scorso hanno e quest’anno,  80 progetti con un investimento globale  di circa 36  milioni di euro. Questo testimonia uno sforzo concreto e  sinergico finalizzato alla creazione di nuove strategie per contrastare il consumo di droghe. Stiamo dedicando  anche un’attenzione particolare alle nuove droghe in circolazione. Grazie al Sistema Nazionale di Allerta Rapido del Dipartimento, abbiamo identificato e censito una serie di nuovi cannabinoidi sintetici, le cosiddette Smart Drugs, vendute come incensi, sali da bagno  e profumatori per ambiente. Finalmente, in collaborazione con il Ministero della Salute, tali sostanze sono state rese illegali ed inserite nella tabella delle sostanze stupefacenti. La novità è che, oltre ai già inseriti JWH 018 e JWH 073, sono stati inseriti JWH 250 e JWH 122 e tutte le altre droghe sintetiche con strutture analoghe a questi ultimi cannabinoidi sintetici. Questo  permetterà di estendere a qualsiasi altra sostanza strutturalmente analoga la possibilità di sequestro e denuncia per violazione del DPR 309/ 90 (legge sugli stupefacenti). L'identificazione precoce di questi cannabinoidi sintetici sia da un punto di vista tossicologico, che attraverso un attento monitoraggio dei pronto soccorsi mediante il Sistema di Allerta, si sta dimostrando molto efficace nella prevenzione della diffusione di queste pericolosissime sostanze che si dividono in 7 grandi gruppi strutturali i più comuni dei quali sono derivati del JWH 250 e JWH 122. Questo risultato è un ulteriore  traguardo nella lotta alla droga che permetterà finalmente di interrompere il nuovo mercato delle Smart Drugs.
 
Professor  Scafato si è da poco concluso per il decimo anno consecutivo l’Alcohol Prevention Day: ci può spiegare come è cambiato il consumo di alcol in Italia?

Dal nostro Osservatorio abbiamo assistito allo sviluppo di culture, modelli, patterns, comportamenti estremamente variabili nel tempo, in continua evoluzione, sempre al passo con le tendenze, sempre imposte da logiche di mercato e  rilevanti strategie di marketing usate come potenti strumenti di persuasione che hanno stravolto le abitudini di consumo contribuendo a supportare un valore d’uso dell’alcol privilegiante una connotazione prestazionale positiva che con il valore ed il senso del  bere tradizionale non ha nulla a che vedere. Se dieci, venti anni fa bere era un fenomeno strettamente collegato alle abitudini alimentari, oggi appare sicuramente maggiormente connotato, in particolare tra i giovani e le donne, come comportamento scollegato dai pasti, non sempre o sempre più raramente ispirato al gusto del bere e inaspettatamente connesso alla diffusa tendenza a ricercare effetti che comportano inevitabilmente  l’intossicazione o comunque il bere a rischio. Ubriacarsi, oggi, non è un caso. Nove milioni di consumatori a rischio , di cui 1 milione e quattrocentomila giovani e  oltre 3 milioni di ultra65enni,  suscettibili di un intervento oggi carente di prevenzione e di assistenza nei contesti di Primary Health Care rappresentano la parte deteriore di una errata cultura indotta dell’uso di tutte le bevande alcoliche che richiede di essere intercettata prima che possa trasformarsi in alcol dipendenza , come è accaduto ai 66mila individui che nel corso degli ultimi dieci anni hanno fatto ricorso ai servizi di alcologia nella speranza di sottrarsi alla più difficile delle dipendenze. Utenti triplicati nel corso di soli dieci anni, con un migliaio di alcoldipendenti baby, di età inferiore ai 19 anni, fenomeno inconcepibile per un Paese a cultura  mediterranea e, purtroppo sottostimato se si prendono in considerazione le stime della Società Italiana di Alcologia che valuta in un milione e cinquecentomila gli alcolisti in Italia.

Quali sono i nuovi modi di consumare l’alcol?

Bere fuori pasto sicuramente, ma il binge drinking,  il bere per ubriacarsi, è senza dubbio il modo più dannoso che ha fatto irruzione in Italia “contagiando” oltre 4 milioni di persone di tutte le età che bevono per ubriacarsi. Nonostante si cerchi di attribuire ad una o più bevande alcoliche il fenomeno binge drinking, la realtà è che tutte le bevande, nessuna esclusa, vengono usate per raggiungere lo scopo dell’intossicazione. E’ un fatto reso noto dalle analisi annuali dell’Osservatorio Nazionale Alcol-CNESPS  che l’eccedenza sia ricercata e raggiunta dai giovani attraverso un consumo indiscriminato di tutte le bevande alcoliche tra cui spiccano la birra e le nuove bevande, i breezer, i cocktail alcolici  mentre gli adulti e soprattutto gli anziani, tra cui si registra il 50 % dei consumatori a rischio, utilizzino esclusivamente il vino secondo modalità persistenti dannose e rischiose di consumo. Il problema, i ricercatori non si stancheranno mai di ripeterlo nonostante la pseudo informazione circolante di tipica valenza commerciale,  è sempre e solo l’alcol i cui effetti negativi sull’organismo dipendono esclusivamente dalle quantità consumate, non dalle bevande. Molti tendono a minimizzare l’impatto alcol correlato nella popolazione, ma oltre 25.000 morti l’anno, più di 100.000 ricoveri totalmente attribuibili all’alcol, oltre  9 milioni di consumatori a rischio e più di 66mila alcol dipendenti con trend in continua, costante crescita nel corso degli ultimi dieci anni, sono indicatori più che  eloquenti per giustificare l’allarme sociale che tutti i documenti di Governo sottolineano. Ci sono, peraltro, tra i giovani  fenomeni agghiaccianti che con il “bere” non hanno proprio nulla a che fare: l’eye balling, il balconing, la drunkorressia rappresentano solo un esempio patologico estremo dell’interpretazione del rapporto uomo-alcol. Instillarsi vodka negli occhi, tuffarsi ubriachi dal balcone dei piani elevati di un albergo tentando di centrare la piscina sottostante e distante, assumere le calorie necessarie al sostentamento esclusivamente dall’alcol rappresentano il cosiddetto extreme drinking    che, come per il binge drinking , si accompagna non di rado all’uso di droghe illegali, prima tra tutte la cocaina e le droghe “furbe” anche e soprattutto all’uso di cannabis che, singolarmente, gode della stessa bassa percezione del rischio dell’alcol pur trattandosi di droga illegale.

Possiamo parlare oggi di categorie a rischio e quali sono?

Le giovanissime al di sotto dei 15 anni rappresentano oggi il più preoccupante campanello d’allarme rispetto a tutti i giovani; bevono, si intossicano e rischiano più dei coetanei. Ma anche gli ultra65enni, tra i cui maschi si registra il 50 % circa di consumatori a rischio, rappresentano un target vulnerabile di cui è prioritario curare la prevenzione oggi negletta, come ha dimostrato il progetto europeo VINTAGE (www.epicentro.iss.it/vintage). Il concetto di rischio non è molto chiaro in Italia ed è liberamente ed erroneamente interpretato come capacità di “reggere” ignorando che anche a consumi oggettivamente bassi il rischio esiste.  Già superando il consumo di un bicchiere di vino, o di un boccale di birra, o di una qualsiasi bevanda alcolica registriamo l’incremento significativo del rischio di oltre 60 patologie e 12 tipi di tumori, tra cui quello della mammella per la donna,  il cui rischio relativo aumenta proporzionalmente rispetto al consumo secondo un effetto dose-risposta.  E’ questo il motivo per il quale le Linee Guida Nutrizionali sono state abbassate in molte Nazioni a 1 unità alcolica (12 grammi di alcol) al giorno nelle donne e a due, al massimo, negli uomini e, entro i prossimi mesi, anche in Italia che è l’unica Nazione europea ad aver sviluppato da anni  linee guida specifiche sugli anziani che richiamano la necessità di non ecceder un bicchiere di bevanda alcolica al giorno.

Sensibilizzare, informare, intercettare e coordinare gli interventi: quanto è importante la prevenzione?

La sensibilizzazione è importante ma rimane uno sterile esercizio se non accompagnata, oltre che da informazione valida e corretta, non ambigua , da programmi capaci di privilegiare l’identificazione precoce e soprattutto iniziative e regolamentazioni capaci di arginare la promozione del bere a tutti i costi; happy hours, pubs’ crawl, open bar, , drink  as much as you can  sono fenomeni commerciali sconosciuti sino a pochi anni fa e rispetto a i quali poco si è fatto per contrastare l’aumento vertiginoso della disponibilità di alcol ai giovani e ai minori. Ad esempio, nonostante l’art 629 del Codice Penale, parlo del Codice Rocco del 1932, vieti la somministrazione di alcolici ai minori di anni 16 e ci sia una interpretazione precisa del Ministero dell’Interno alla Prefettura di Milano che esplicitamente afferma che divieto di somministrazione deve intendersi come divieto di vendita mirata a non porre nelle disponibilità dei minori qualunque tipo di alcolico , gli stessi Sindaci sono costretti ad ordinanze comunali, spesso “creative” e sicuramente disomogenee rispetto al territorio di competenza, per vietare ciò che è nei fatti già vietato a testimonianza di una discrasia e debolezza istituzione e della risultante delle forze in campo. La prevenzione ha molteplici ostacoli in Italia e non sempre legata solo alla continua riduzione dell’investimento pubblico che contrasta con quello in fortissimo aumento della promozione del prodotto.  Da molti osservatori indipendenti, come l’OMS e la Commissione Europea, è stata rilevata una crescente ambiguità di ruoli tra chi dovrebbe occuparsi di prevenzione e comunicazione a livello sociale e sanitario e chi invece non ha tale mandato e propone una prevenzione adattata alle convenienze del mercato; a livello europeo questa confusione tra stakeholders e partners della prevenzione è emersa nel corso del Forum istituito a Bruxeless come organismo della Strategia Comunitaria di contrasto al bere dannoso o rischioso di alcol. Uno sbilanciamento sostanziale sostenuto da forti investimenti, ad esempio, nel settore del marketing e con oltre 300 milioni di euro spesi nel 2010 in Italia per pubblicità di bevande alcoliche che promuovono il prodotto contro  poco più di un milione di euro l’anno spesi a livello pubblico per la prevenzione e la promozione della salute.


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