
09/09/2010
categoria: Strategie e Management - di: Redazione Drog@news - fonte: Governo Russo
Qualche mese fa l’autorevole rivista scientifica “The Lancet”, riprendendo una ricerca effettuata dalla European Centre on Health of Societies in Transition di Londra, ha pubblicato un approfondimento sull’abuso di bevande alcoliche in Russia e negli stai dell’ex URSS. Dai dati epidemiologici disponibili è emerso che il 43% della popolazione muore (anche precocemente) per patologie legate all’abuso, per incidenti stradali o sul lavoro. Sono le complesse condizioni di vita e la disoccupazione dilagante le cause principali che spingono gran parte della popolazione ad ingurgitare grandi quantità vodka, birra e quant’altro possa inebriare. Oggi gli enti di ricerca sovietici stimano che, compiuti i quindi anni, il consumo procapite si attesti sui 18 litri di alcol l’anno; quota abbondantemente oltre il doppio, rispetto al tasso critico fissato dalla World Health Organization. Il Cremlino ha dunque predisposto una nuova strategia a contrasto del fenomeno (in fase sperimentale attivata nella provincia di Mosca), che riduce drasticamente il periodo in cui i negozi possono vendere superalcolici al pubblico. Con le nuove disposizioni entrate in vigore dal 1 settembre, i cittadini non sono più autorizzati ad acquistare tali bevande dalle ore 22:00 alle ore 10:00 del giorno successivo (un aumento di tre ore rispetto al precedente periodo di divieto). La proibizione, tassativa per gli esercizi commerciali, non è poi così coercitiva per i ristoranti ed i locali di ritrovo che possono somministrare bevande alcoliche per una fascia più ampia di tempo. Il governo russo con questa campagna anti-alcool si prefigge li dimezzamento entro il 2020 sia del consumo che dei decessi alcol-correlati, smantellando al contempo la produzione e lo smercio illegale.