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I giovani e la droga: l'educazione come fattore primario di prevenzione

27/08/2010

categoria: Intervista - a: Dott. Corrado Celata

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Il Dott. Corrado Celata, responsabile Attività Prevenzione Specifica del Dipartimento delle Dipendenze - ASL MIilano , risponde alle domande della redazione di drog@news in una intervista doppia assieme alla  Dott.ssa Rachele Donini.

La dimensione socio-culturale educativa può determinare il successo di ogni intervento preventivo?

Non so se si possa essere così assoluti! Certamente ciò che un gruppo e una comunità “pensa”, “vuole” insegnare e insegna ai suoi appartenenti (giovani, adulti o anziani che siano), così come ha uno straordinario peso nella crescita e nella formazione di ciascuno, riveste altrettanta importanza per il successo degli interventi preventivi. È ormai immenso il patrimonio di letteratura e di sapere su questi temi. Non vorrei, però, che proprio per questo, la questione fosse banalizzata oppure data per scontata! L’esperienza ci dice che non è possibile promuovere cambiamento duraturo (fare prevenzione dovrebbe in fin dei conti dovrebbe essere questo) se non si riescono ad influenzare proprio i processi educativi (famigliari e scolastici, prima di tutto) e sociali (dei e tra pari, nei contesti di aggregazione, dei mass media ecc.) che vedono partecipi i stessi “destinatari” degli interventi. D’altro canto, proprio l’importanza di queste dimensioni chiede a chi “fa” prevenzione, di abbandonare ogni approccio semplicisticamente ed esclusivamente basato sulla trasmissione di informazioni (seppur corrette), sperimentandosi al contrario come attore di occasioni di scambio e di confronto, di animazione (nel senso etimologico di “dare fiato”) sociale e culturale, di promozione della salute e di sviluppo di comunità.

Come è possibile promuovere la salute della prevenzione?

È una bella domanda! In questo periodo ci sto pensando molto, riguardando gli anni di lavoro sul territorio e cercando di fare un bilancio.
A mio parere significa riscoprirsi (a livello di equipe, di famiglia professionale, di sistema organizzato dell’offerta territoriale) come Soggetti attivi dei processi di cambiamento auspicati per le persone e per le comunità e i contesti in cui siamo presenti e interveniamo; ma significa anche accettare che non possiamo “giocare” la partita in modo autoreferenziale.
Si tratta, per usare le parole di un recente articolo di F. Olivetti Manoukian, di riconoscere al lavoro preventivo il valore di seria, competente e indispensabile azione politica quotidiana, che ci chiama a interagire con i cambiamenti (più rapidi di ogni riorganizzazione o mandato ufficiale); a tenere in relazione micro e macro (e mai come in campo preventivo è evidente l’interdipendenza fra comportamenti singolari, atteggiamenti collettivi e significati socio-culturali); a lavorare insieme agli altri senza perdere di vista la complessità del mandato affidatoci; a connettere le risorse (professionali, culturali, esperienziali, finanziarie, organizzative ecc.) disponibili e o necessarie.
Penso che sia una sfida davvero importante da accettare se non vogliamo cedere all’idea di una prevenzione sempre più “igienizzata e igienizzante”, ma anche altrettanto “sterile e sterilizzante”!

Quanto è importante il ruolo del territorio e della comunità nella prevenzione?

Dopo tutto quello che ci siamo detti, è evidente come il ruolo del territorio e della comunità (intesi come luoghi, set e spazi dell’agire preventivo, ma anche come insieme di legami e di relazioni fra soggetti, tutti protagonisti del loro “stare al mondo”) è fondamentale!
È ad essi, e ai bisogni che esprime chi ci vive, che gli interventi tentano di rispondere. È in essi che le azioni si radicano e assumono significato. È lì che si colloca l’orizzonte di senso e la prospettiva di ciò che si promuove e si co-costruisce.
La comunità e il territorio sono al contempo “sfondo” e “attore” di ogni intervento volto ad accrescere il livello di benessere di chi ne fa parte, rendendo concreto e possibile l’agire preventivo in un qui ed ora non standardizzabili ed esportabili.
È in queste dimensioni che ciascuno gioca da protagonista la sua parte (di mandante e di attore, così come di interlocutore e destinatario) nella direzione di migliorare la qualità della vita, rendendo concrete le aspirazioni e le possibilità educative e preventive. Condividere questo punto di vista, però, ci “costringe” a concepire il nostro lavoro e i nostri interventi con uno sguardo più aperto, meno lineare e semplicistico di quanto, ancora troppo spesso, ci capita di vedere in giro!


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