
05/05/2010
categoria: Focus On - di: Sen. Carlo Giovanardi
L’anno scorso, in concomitanza con il periodo di preparazione degli esami di maturità, l’opinione pubblica italiana scopriva che migliaia di studenti, nell’illusoria speranza di migliorare le proprie performance scolastiche, ricorrevano alle cosiddette smart drugs, sostanze psicoattive legali vendute in particolari esercizi chiamati comunemente “smart shop”.
In questi ultimi 12 mesi diverse cose sono cambiate: il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio ha messo sotto osservazione il fenomeno della vendita e del consumo delle cosiddette smart drugs e ha avviato uno stretto monitoraggio sia degli smart shop che dei siti internet dove sono commercializzate queste sostanze. L’obiettivo è quello di individuare con grande rapidità la presenza di prodotti tossici per la salute delle persone e procedere all’emissione di provvedimenti interdittivi della vendita nelle more dell’inserimento nelle tabelle ministeriali dei relativi principi attivi.
In questa costante attività d’indagine, un ruolo specifico è affidato al Sistema Nazionale di Allerta Rapida Contro le Droghe attivato, fin dall’inizio della Legislatura, presso il DPA con il compito di raccogliere, ovunque e in tempo reale, notizie in ordine alla comparsa di nuove sostanze o di nuovi fenomeni d’abuso, processare le informazioni e mettere a disposizione delle istituzioni gli esiti di tali analisi.
Non a caso, recentemente, dopo che il Sistema di allerta aveva registrato numerosi casi di intossicazione acuta fra la popolazione giovanile, i responsabili del Dipartimento antidroga hanno potuto redigere un’informativa urgente al Ministro della salute che, a sua volta, con una sua ordinanza ha provveduto tempestivamente a vietare la fabbricazione, l’importazione e la commercializzazione di N-Joy e Spice, due noti deodoranti d’ambienti proposti in vendita negli smart shop al solo scopo di provocare negli acquirenti uno “sballo” legale.
Sotto il profilo scientifico ormai non ci sono più dubbi: studi accreditati individuano nel consumo delle smart drugs un comportamento negativo e pericoloso in grado di provocare un grave rischio per la salute delle persone e un fenomeno capace di indurre subdole forme di dipendenza .
Anche le politiche di contrasto muovono passi decisivi. Se le Forze di polizia (a cominciare dai NAS) scandagliano senza sosta gli smart shop alla ricerca di prodotti illeciti o da porre sotto controllo a causa della loro pericolosità, altre unità specializzate delle FF.OO. monitorizzano la rete a caccia dei siti dove è possibile acquistate sostanze psicoattive o prodotti farmaceutici senza alcun controllo sanitario, fiscale o di sicurezza.
Prossimo obiettivo è rendere più agevole l’aggiornamento delle tabelle ministeriali annesse al Testo unico (D.P.R. 309/90), per garantire un più immediato inserimento di nuovi principi attivi negli elenchi che contengono le sostanze stupefacenti fuorilegge o da porre sotto stretto controllo.
Sono convinto che un’efficace collaborazione tra Forze di polizia e la Magistratura, la predisposizione di nuovi strumenti normativi e d’intervento, uno stretto raccordo tra il Sistema di allerta e le autorità sanitarie ci consentiranno di individuare ed oscurare i siti internet attraverso i quali avviene la vendita di queste sostanze e contrastare il proliferare degli smart shop al cui interno prospera la commercializzazione di questi prodotti superandone la capacità di "mimetismo".
Ma ancor di più dovrà essere fortemente contrastato il messaggio che questi empori, con il loro corredo di utensili, informazioni non corrette e prodotti dai nomi ammiccanti trasmettono alla clientela, fatta soprattutto di giovani e giovanissimi: si avvalora, infatti, da un lato, la percezione di compiere comportamenti dal sapore trasgressivo, nella certezza di non incorrere in alcuna sanzione e, dall’altro, si lascia che i giovani avventori sperimentino, in un contesto di crescente normalità, additivi “alternativi” con caratteristiche di contiguità con l’universo delle droghe illegali.
Non si può accettare che si accrediti in essi l’idea che esistano droghe lecite con effetti del tutto simili a quelle vietate con le quali aggirare ed eludere comodamente gli stringenti vincoli della normativa sugli stupefacenti, alimentando una nuova cultura alternativa dello “sballo” legale. Né bisognerà lasciare che si diffonda l’idea di una sostanziale innocuità delle sostanze stupefacenti il cui consumo, a certe condizioni, può essere considerato una pratica lecita e condivisibile.
Sen. Carlo Giovanardi
Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
con delega al contrasto delle tossicodipendenze