
08/03/2010
categoria: Editoriale - di: Dott. Giovanni Serpelloni - fonte: Drog@news
Come Dipartimento spesso ci siamo chiesti, come mai alla velocità di diffusione e alla rapida trasformazione dei fenomeni collegati all’uso di sostanze stupefacenti non corrisponda un tempestivo adattamento dei sistemi di risposta, sia in ambito preventivo che terapeutico e di conseguenza delle organizzazioni e delle varie agenzie chiamate alla risposta, che innegabilmente molto spesso sono diventate, purtroppo, obsolete e quindi in vari casi di discutibile efficacia.
Il ritardo con cui le Amministrazioni territoriali competenti e i responsabili della programmazione degli interventi concreti, a volte, affrontano i problemi, ma soprattutto mettono in atto le risposte, può trovare molte giustificazioni invocando come scusanti le difficoltà burocratiche, amministrative, la carenza di risorse o la demotivazione degli operatori, nonché la mancata riforma dei servizi o la mancata attuazione del rispetto degli atti di intesa etc., ma mentre passeremo il tempo a tentare di capire cosa sta succedendo e di giustificarlo con varie motivazioni più o meno valide, quello che non vorremmo succedesse, sarà già avvenuto.
Una delle problematiche principali che nel nostro Paese non permette ancora un’azione tempestiva coordinata ed efficace degli interventi a livello nazionale, è sicuramente, l’esistenza di un approccio frazionato e scoordinato, sia tra le diverse Regioni e Province Autonome che il rapporto di queste con le amministrazioni centrali ed in particolare con questo Dipartimento. Nello specifico, il problema riguarda la capacità di diagnosi precoce del primo uso di sostanze l’organizzazione e il coordinamento tra i sistemi regionali, che ormai da venti anni non subiscono particolari variazioni né adattamenti, soffrendo purtroppo di una carenza di nuove competenze, in ambito tecnico - scientifico, organizzativo e programmatorio.
Migliaia di operatori svolgono quotidianamente con serietà ed impegno il loro lavoro nei vari ambiti, pubblico e privato sociale, ma spesso sono condizionati fortemente e negativamente da un contesto organizzativo e programmatorio a volte più preoccupato degli equilibri politici che degli aspetti preventivi, assistenziali e riabilitativi. Contesto, che necessiterebbe di una profonda riforma dei servizi, delle modalità operative, e ancor prima delle chiavi di lettura tecnico - scientifica, che tutti noi dovremo cominciare ad utilizzare per comprendere al meglio il problema. Tutto questo al fine di trovare soluzioni che, finalmente, escano da approcci ideologici, auto referenziali e a volte orientati esclusivamente a mantenere condizioni di operatività basate più sulle consuetudini che sulla spinta di innovazione e sulle necessità delle persone tossicodipendenti.
Il portale che abbiamo realizzato vuole supportare l’attivazione di un nuovo corso finalizzato all‘evoluzione del sistema delle dipendenze in Italia, che passi in primis attraverso un maggior utilizzo delle neuroscienze e del neuroimmaging, nella interpretazione e comprensione dei meccanismi di funzionamento cerebrale della dipendenza. Integrando così le valutazioni con nuovi modelli di studio delle interazioni sociali e famigliari, la rivalutazione dei markers precoci di vulnerabilità all’addiction, quali i disturbi comportamentali, una ricompattazione organizzativa delle offerte soprattutto in ambito delle strategie preventive delle Early Detection, delle terapie integrate, delle attività di reinserimento sociale e lavorativo. Un nuovo approccio che, oltre all’insostituibile esperienza degli operatori, tenga conto anche delle evidenze scientifiche e, non ultima, di un’etica del ”prevenire”, del “curare”, del “riabilitare”, che non perda mai di vista la centralità della persona e la continuità degli interventi.
Drog@news quindi, tenterà di supportare questo nuovo processo, che necessariamente scontenterà qualcuno, magari fortemente attaccato al proprio incarico o al proprio ruolo meritatamente o immeritatamente conquistato. Inevitabilmente, o prima o poi dovrà rendersi conto che i bisogni dei giovani, coinvolti sempre più precocemente nella droga e delle loro famiglie che ne pagano le conseguenze, sono prioritari rispetto a qualsiasi rivendicazione di ruolo, competenza burocratica, status gerarchico o discutibile rivendicazione di autonomia amministrativa che se non troverà il necessario coordinamento nazionale porterà più problemi che vantaggi nella realizzazione di un'efficace lotta alla droga.