
12/02/2010
categoria: Farmacologia e Tossicologia - di: Redazione Drog@news - fonte: Addiction
Ad oggi, non ci sono trattamenti farmacologici specifici, risultati efficaci per la cura della dipendenza da sostanze stimolanti come la cocaina e la metamfetamina. L’intervento sui circuiti della ricompensa legata all’assunzione di droghe è stata fino ad ora, la strategia principale per lo sviluppo di possibili terapie, questo approccio non ha tuttavia portato a delle soluzioni efficaci. Ne emerge la necessità di rivolgere lo sguardo verso altre tipologie di trattamenti terapeutici. I consumatori di cocaina e di metamfetamina mostrano significative alterazioni cognitive, in particolare legate all'attenzione, alla memoria di lavoro (anche indicata come memoria a breve termine) e di risposta alle funzioni inibitorie. Una rassegna della letteratura presentata da Mehmet Sofuoglu della Yale University, West Haven (USA), riporta proprio le ricerche più recenti sull’argomento. Numerosi studi hanno individuato nella corteccia prefrontale (CPF) l’area cerebrale principalmente coinvolta in questi processi. Le funzioni cognitive nella CPF sono modulate da diversi neurotrasmettitori che possono costituire dei possibili target per lo sviluppo di nuovi trattamenti. La review infatti, si propone di analizzare le ricerche scientifiche pubblicate su diversi meccanismi d’azione e sull’individuazione di possibili composti in grado di migliorare le funzioni cognitive e aumentare il controllo inibitorio, concludendo che una terapia farmacologica ideale per il trattamento della dipendenza da sostanze stimolanti, potrebbe essere un composto in grado sia di migliorare queste funzioni che di attenuare l’effetto di ricompensa generato dalla droga d’abuso.
Mehmet Sofuoglu, Cognitive enhancement as a pharmacotherapy target for stimulant addiction, Addiction 2009, 105:38-48