
03/02/2010
categoria: Neuroscienze - di: Redazione Drog@news - fonte: Neuroimage
La risonanza magnetica funzionale (fMRI), una tecnica di indagine neurofisiologica basata sull’imaging con Risonanza Magnetica Nucleare rivela, con altissima risoluzione, l’attività cerebrale attraverso le variazioni di flusso, volume e ossigenazione del sangue che a loro volta modificano la suscettività magnetica del tessuto. Con l'uso dell' fMRI è stato ampiamente dimostrato come l'uso di droghe sia associato ad un' anomala organizzazione funzionale del cervello. Alcuni studiosi del Dipartimento di Neurobiologia e Biofisica di Hefei (Cina) hanno così focalizzato l’attenzione sulla cosiddetta Default-Mode-Network (DMN), una rete neuronale che si attiva in maniera specifica durante lo stato di riposo cerebrale ed è modulata negativamente durante l’esecuzione di compiti cognitivi. I ricercatori hanno confrontato le immagini di DMN in 14 eroinomani cronici e 13 controlli sani, trovando un'alterata connettività funzionale nel gruppo di tossicodipendenti. In generale i dati di fMRI mostrano un incremento della connettività tra le aree sottocorticali talamiche implicate nel mantenimento del piacere, nella memoria e nella gratificazione; e una ridotta connettività tra la corteccia frontale e prefrontale, regioni deputate al controllo degli impulsi. L’alterata connettività funzionale tra le aree spiega la forte salienza (eccessiva attivazione delle aree sottocorticali) e lo scarso controllo cognitivo (sconnessione delle aree frontali) che i tossicodipendenti mostrano agli stimoli droga-relati. La tossicodipendenza ha quindi una spiegazione neuro-anatomica di alterato funzionamento cerebrale, indotto da una modifica nella connettività funzionale che mantiene la dipendenza dalla sostanza.
Ning Ma, Ying Liu, Nan Li, Chang-Xin Wang, Hao Zhang, Xiao-Feng Jiang et al. Addiction related alteration in resting-state brain connectivity. Neuroimage, 49 (2010):738-744