
27/10/2011
categoria: Intervista - a: Gianmaria Battaglia
Professore,
Il Dipartimento per le Politiche Antidroga ha messo a disposizione due milioni e mezzo di euro per le Comunità terapeutiche, da utilizzarsi attraverso il progetto di cui l’Associazione Comunitalia CT è ente gestore. Quali sono le finalità principali del progetto?
In relazione agli obiettivi che sin dalla nascita si è posta Comunitalia CT, grazie al contributo del DPA, è nato il “Progetto Comunitalia” finalizzato a realizzare un flusso informativo sistematico e permanente per la raccolta e la valutazione dei dati economici sull’attività delle Comunità Terapeutiche, una proposta per offerte standard e criteri di accreditamento uniformi, di tariffario unico ed omogeneo su tutto il territorio nazionale ed un sistema di recupero dei crediti centralizzato e condiviso. Il progetto si pone l’obiettivo ambizioso di attivare un data base, coordinato a livello nazionale, che permetta attraverso un monitoraggio costante dei singoli territori, di affrontare unitariamente le problematiche legate alle questioni amministrative e giuridiche che oggi le Comunità sono costrette ad affrontare singolarmente, senza un sostegno adeguato e molto spesso senza avere le necessarie informazioni.
Chi può aderire a Comunitalia e come?
Comunitalia CT è un’associazione che potremmo definire di terzo livello. Un’associazione alla quale aderiscono le grandi reti che si occupano di tossicodipendenze in Italia e che, forse per la prima volta, sono riuscite a costituire un percorso unitario, con la finalità di affrontare insieme le problematiche amministrative e burocratiche con le quali le singole comunità sono costrette quotidianamente a confrontarsi. Comunitalia quindi non ha finalità per così dire terapeutiche o metodologiche di intervento sulle dipendenze. Ogni grande rete mantiene ferme le proprie convinzioni e la propria metodologia di intervento. Vi è però la scelta di procedere insieme nel tentativo di superare problemi legati ai ritardi nell’erogazione delle spettanze dovute, alle differenze di retta, alle diverse normative sugli accreditamenti. Problemi comuni che necessitano, al di là delle diverse appartenenze, soluzioni comuni. All’Associazione possono aderire le reti, i coordinamenti e le federazioni nazionali di enti accreditati che si occupano di dipendenze, o le Comunità che hanno rilievo nazionale avendo strutture in almeno 3 diverse regioni. Possono inoltre aderire i Coordinamenti regionali delle comunità terapeutiche.
Può spiegarci in che modo verranno coinvolte le Comunità all’interno del progetto?
Le singole comunità potranno aderire al progetto, manifestando il loro interesse on line seguendo le istruzioni sul sito www.comunitalia.org e partecipando attivamente attraverso l’invio dei dati richiesti. Per la fase di start up è previsto un contributo economico in favore delle Comunità che vorranno aderire. L’entità del contributo verrà stabilita da un’apposita Commissione, composta dal DPA e da Comunitalia, e che terrà conto, oltre che delle domande pervenute, della quantità di dati che dovranno essere forniti da ogni singola comunità. La Commissione terrà in particolare riferimento le prestazioni fornite, il numero dei soggetti assistiti ed il carico finanziario affrontato. L’adesione al progetto non implica alcun onere per le Comunità, se non quello relativo all’invio dei dati richiesti, né determina l’adesione all’Associazione Comunitalia che riguarda solo le reti o le federazioni di livello nazionale. Siamo convinti che, al di là del contributo e della sussistenza di crediti dovuti ai ritardi nei pagamenti da parte delle singole Aziende Sanitarie, ogni Comunità italiana dovrebbe considerare importante la propria adesione, proprio perché le finalità progettuali riguardano tutto il sistema del privato sociale accreditato e l’invio dei dati può consentire un grande passo in avanti per tutti i territori, anche per quelli che, al momento, sembrerebbero più virtuosi.