
26/10/2011
categoria: Neuroscienze - di: Redazione Drog@news - fonte: Nature Reviews Neuroscience
La corteccia prefrontale (PFC) sembra coinvolta nella regolazione delle funzioni esecutive superiori (nell’auto-controllo, nell’attribuzione della salienza e nella consapevolezza) ma anche nel controllo del sistema di ricompensa cerebrale che coinvolge il sistema limbico. Una recente revisione della letteratura scientifica, da parte di Nora Volkow e Rita Goldstein entrambe del National Institute on Drug Abuse di Bethesda (USA), sul ruolo della PFC in base ad una rassegna dei principali risultati ottenuti in numerosi studi di neuroimmagine, dimostra l’importanza di quest’area del cervello nel campo della tossicodipendenza. Gli alterati circuiti neurali nella PFC sembrano essere la causa della ricerca compulsiva della sostanza nella dipendenza da droghe, oltre che dei comportamenti svantaggiosi che ne derivano. I dati degli studi neuroimmagine revisionati hanno rilevato nei tossicodipendenti una disfunzione generalizzata della PFC associata ad eventi negativi quale un maggior consumo di droga, peggiori prestazioni a compiti mentali che coinvolgono la PFC e maggiori probabilità di ricaduta. Gli individui tossicodipendenti mostrano un’estesa attivazione della PFC dopo assunzione della sostanza o anche solo con la visione di stimoli che ne evocano la presenza; mostrano invece un’ipoattivazione della stessa area durante l’esposizione a stimoli emotivi e cognitivi di ordine superiore o durante una prolungata astinenza. Le anomalie della PFC potrebbero essere considerate dei bio-marcatori specifici per i danni causati dalle droghe, e permettere la creazione di campagne di prevenzione più efficaci negli adolescenti e trattamenti più concreti nella riabilitazione dalla tossicodipendenza.
Rita Z. Goldstein, Nora D. Volkow Dysfunction of the prefrontal cortex in addiction: neuroimaging findings and clinical implications Nature, novembre 2011, volume 12