
22/08/2011
categoria: Farmacologia e Tossicologia - di: Redazione Drog@news - fonte: Forensic Science International
L'MDMA o ecstasy è un analogo sintetico dell'amfetamina molto diffusa per i suoi effetti entactogeni. Questa sostanza stimola il rilascio acuto di neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale e periferico, in particolare la noradrenalina, la dopamina e la serotonina. L'uso cronico di questa droga è spesso associato a disturbi cardiovascolari, epatici, infarto cerebrale ed emorragia.
Alcuni medici della Monash University di Victoria, in Australia, hanno analizzato quattro casi di intossicazione fatale registrati tra il 2002 e il 2008, da serotonina causata dalla combinazione di MDMA e moclobemide. Quest’ultimo è un farmaco inibitore delle MAO-A (monoaminossidasi A) con una potente attività serotoninergica, che viene prescritto per la cura della depressione e dell'ansia. L'uso combinato di un inibitore reversibile della MAO-A, come il moclobemide, con l'MDMA ha il potenziale di aumentare significativamente la concentrazione di serotonina nelle sinapsi, portando a tossicità serotoninergica che, a sua volta, può risultare fatale. I sintomi di alcuni di questi casi, riportati dai medici e dai paramedici, includevano ipertermia, ipercalemia, sudorazione diffusa, spasmi e tremori. I quattro casi analizzati riguardavano quattro uomini, di razza caucasica, di età compresa tra i 24 e i 45 anni. Due dei quattro casi avevano deliberatamente combinato moclobemide ed MDMA per aumentare l'effetto della droga mentre un altro, che aveva una prescrizione per il moclobemide, assumeva occasionalmente MDMA a scopo ricreazionale. In quest'ultimo caso sembra dunque che la combinazione non sia stata volontaria.
Questi casi, concludono gli autori, sollevano il problema della prescrizione di farmaci come il moclobemide che vengono utilizzati da soggetti che fanno uso di droghe ricreazionali, la cui combinazione può portare al potenziamento degli effetti tossici.
Serotonin toxicity involving MDMA (ecstasy) and moclobemide, Forensic Science International, April 2011 – accepted article